martedì 19 aprile 2011

Questione di scarpe.


Non ci posso far niente.
Chiamatemi feticista, o che ne so come vi pare,
ma io ho un debole per le scarpe.
Non uno in particolare,
devon esser belle.
Col tacco meglio, di estate zeppe, che lanciano e slanciano.
Non ci posso fare niente,
ho questo difetto,
e per quanto una ragazza potrebbe esser bella,
se non ha delle belle scarpe non la guardo neanche.
Sarà che con le scarpe ci si cammina una vita,
e se son belle magari anche in due.

lunedì 11 aprile 2011

Computer.

A me piace
perchè il mio c'ha la mela disegnata sopra
e sul fisso è nera
e sul portatile si illumina di bianco,
poi posso usare facebook
e andare a vedere tutti i profili
delle ragazze belle
e con le tette grandi.

domenica 10 aprile 2011

Il mostro caffè.

Se ci penso non ho mai avuto un buon rapporto col caffè.
Non son proprio il tipo che, dai prendiamoci un caffè.
L'unico che mi piace è quello shakerato, col ghiaccio, fresco.
Per tamponare questa mancanza mi è solito invece, quando mi si pone la
domanda, rifugiarmi nel succo di frutta.
Mi è sempre piaciuto un sacco il Pago, ai mirtilli.
Che uno fa tanto per affidarsi al caso, ma com'è che poi si va sempre a finire li?
Anche quest'anno è passato, l'anno scorso fu una lista di cose,
quest'anno è una lista di stenti.
Maledetto diecidiaprile, che ti odio così tanto, che ti cancellerei.
Oggi spengo la luce, che ho già fatto a pugni con il mondo,
e stasera anche con un'amico.

martedì 5 aprile 2011

Testa, mento.


Ogni tanto bisogna pure affrontarli certi temi.
Quelli che si definiscono da "grandi", ma a cui si tenta sempre di scappare.
Se ci penso bene io non l'ho mai fatto, e non ho mai avuto paura.
Partendo dal presupposto che la vita tutto sommato è una galera,
e dove fondamentalmente si tira a campare più che vivere, ho sempre
visto questa cosa del crepare più come una liberazione che come una cosa
di cui avere paura.
Certo, poi è cambiato tutto con i finti sobbalzi del cuore, ma quello è un'altro discorso.
Alla fine crepare è un pò come decidere di smettere di giocare,
e a sto gioco non sembra proprio di aver deciso di giocarci.
Ce l'hanno imposto.
O siam stati fortunati?
Spesso mi pongo il dilemma di ciò, perchè è una fatica campare.
Cioè, ditemi un pò chi cazzo c'ha voglia di svegliarsi tutti i giorni all'ora X,
prendere il pullman o macchina che sia per dirigersi a lavoro,
rompersi il culo, tornare a casa pieno di preoccupazioni, pagare un'affitto,
tener su una famiglia magari.
Ste cose son faticose.
E poi quando hai finito di farle che finalmente sei in pensione, sempre che tu ci arrivi,
non riesci manco a goderti gli ultimi sprazzi di vita, perchè sei troppo vecchio checcazzo.
L'ho sempre pensata così, io.
Spesso incombendo contro l'opinione avverse della "gente".
Spesso essendo preso per coglione che non sapeva che stavo dicendo.
Poi il mio continuo autodistruggermi passando da sigarette su sigarette, alcool,
poca attività fisica, alimentazione sbagliata, mi ha obbligato ad avere paura.
E siccome ora ci ho paura, ho deciso di redigere il mio testamento duepuntozero.
Lo faccio su questo blog, che sò che saranno in pochi a ricordarselo, ma che in questa
vita ormai fatta di codici binari è quasi più sicuro di una lettera qualsiasi.
E soprattutto lo posso fare a gratis, visto che i soldi per il notaio io mica ce li ho.
E quindi, vi lascio quel che posso.
Tre semplici comandamenti.
Al mio funerale, non piangete, sorridete che io finalmente posso riposarmi, e mi farò
due risate alla vostre spalle guardandovi da lussù mentre vi sfasciate di lavoro.
Voglio che facciate una festa e che ci sia alcool droga e puttane in quantità, che se non
riuscirò in molto quanto meno voglio che mi si ricordi per qualcosa.
E aprite/inventate una scuola di grafica, col mio nome.
I miei beni materiali non li lascio a nessuno in particolare, spartiteveli come meglio credete,
che tanto non c'ho molto.


Il mio cuore, sapete già a chi darlo.

Scrivo questo nel pieno delle mie facoltà mentali. Testa.
E lo faccio sbattendoci il muso.

Ma tutto sommato, Mento.

domenica 3 aprile 2011

Lo studio aka pianoterra aka sottoscala aka piedaterre.


Un posto magico, non da tutti, non per tutti.
Un mondo, il mio.
Ci sono entrate un tot di persone, ma solo con meriti particolari.
Quindi sentitevi onorati e apponetevi una bella medaglietta sulla casacca.
Queste mura han occhi ed orecchie, e ne avrebbero da raccontare di storie.
Fin da quando ero un poppante direi.
Poi ci si è salutati per un pò di anni, e poi di nuovo qua,
ad appiccicare sui muri lavori e buoni propositi.
Una persona mi dice sempre, appena entra qui, che c'è un profumo particolare.
Puzza, a parer mio, visto che i posaceneri strabordano di sigarette,
e a volte si muovono da soli.
Puzza anche di vecchio.
Una parola appropriata.
Perchè è così, qui dentro tutto riporta al vecchio.
Vecchie amicizie, vecchi amori, vecchi lavori, non che le disprezzi sia chiaro,
ma quelle cose difficilmente van via dando un pò di bianco.
Ma comunque ci si prova, e ti prometto, mio fidato compagno di avventure,
che non appena le finanze lo permetteranno ti renderò più bello.
Magari inizio col mettere a posto le scrivanie, e dare il bianco nel mio cuore.