Tu sei qui in questo momento, sul mio divano.
Io sono dietro uno schermo e non sai quel che sto facendo.
Probabilmente ti stai scazzando un sacco perchè son qui
invece di esser li con te, ti stai per alzare e venir verso di me.
E ti blocco.
Ora no, ora non è il momento di leggere questo.
Non ho mai scritto in presenza di nessuno.
Sto scrivendo quel che mi viene.
Oltre la musica del computer c'è la musica di questi tasti.
E quella tutto intorno.
Tic Tac Tic Tac.
Sono i miei battiti sulla tastiera.
Mi chiedo quanto invece ci metteranno i ticchettii
del tempo a farmi rovinare tutto.
Come una barca fatta di carta.
Che si bagna affonda.
martedì 22 maggio 2012
sabato 19 maggio 2012
L'amore ai tempi dei Social Network.
Vi presento l'involuzione.
Che io preferivo la carta,
e sempre lo farò.
E invece ora ci ricopriamo gli occhi
di led luminosi al posto che la testa di inchiostro.
Siamo notai, che aspettano notifiche.
Siamo schiavi di postini elettronici.
E vogliamo le richieste di trombamicizia sempre.
Fortuna che non ho mai inserito nessuna tra
i numeri preferiti, e mi soffermo sulle chiavate rapide.
Che io preferivo la carta,
e sempre lo farò.
E invece ora ci ricopriamo gli occhi
di led luminosi al posto che la testa di inchiostro.
Siamo notai, che aspettano notifiche.
Siamo schiavi di postini elettronici.
E vogliamo le richieste di trombamicizia sempre.
Fortuna che non ho mai inserito nessuna tra
i numeri preferiti, e mi soffermo sulle chiavate rapide.
sabato 5 maggio 2012
Prender atto. Pt2.
Tutto accade in breve tempo.
Si ha l'escalation, e inevtabilmente,
il grafico, che poi sarei io,
ha la sua caduta a picco.
Sono le ottoezerotre a.m. di un venerdì di maggio.
Tremi, dentro, fuori, tutt'intorno.
Per usare una citazione colta,
che poi è di uso comune,
si sta, come d'autunno, sugli alberi, le foglie.
Sei andata via da circa un'ora e tre quarti.
Ma affrontiamo un problema alla volta.
Cap. 1 - Sliding doors.
Tuo padre ti chiede come mai tutta questa euforia,
stranamente sei presente a casa, sorridi, fai domande.
E' un giovedì, e sai quel che ti aspetta il giovedì.
Alcool, buona musica, alcool. Alcool.
I tuoi amici son li, quelli giusti, quelli veri.
Si perdono a pezzi nel corso della serata.
C'eri Tu, poi c'eri tu, poi c'era lei.
Un bacio come antipasto può sempre andar bene,
il resto delle portate le rifiuti, ti senti già pieno.
Pensi un po' ai cazzi tuoi.
Poi arriva il cosidetto "dulcis in fundo",
e decidi che forse ti andava anche il primo e il secondo.
Fuori fa fresco, è il caso di entrare.
Eviti le persone come il miglior Alberto Tomba
evitava le bandierine colorate sulla neve.
Eccolo il tuo traguardo, il podio di ogni locale.
Sai cosa ti aspetta.
Chiedo scusa, non sai cosa ti aspetta.
Ecco che giri gli sci, e con la fragorosa e prorompente
frenata sciistica, alzi su un nuvolone di neve.
E si sa, le nuvole portan solo temporali.
Improvvisamente ti togli la tutina da sciatore
e indossi pantaloncini, scarpette e i guantoni.
Da Alberto Tomba a Mike Tyson in meno di 0,002 millesimidisecondo.
Meglio di Schumacher.
DIN, suona la campanella, è partito il peggior match
contro te stesso della tua vita.
Nebbia.
Se solo ti fossi fermato a quel maledetto antipasto.
Se solo non fossi stato ingordo come sempre.
Sei solo.
Cap. 2 - Bisognerebbe risparmiar soldi al posto di andar a mangiare pizze.
La domenica è il giorno di riposo,
bisogna stare a casa a far nulla, chi è più
fortunato di me, sta a casa a guardar
serie tv e film e fare l'amore e e e.
Io la fortuna dell'amore non la ho
e quindi vado a cena fuori.
C'è il fratello.
Gli argomenti vengon presi con le pinze,
ma forse sono solo io a rendermene conto.
Poi lancio una battuta a caso,
che mi ritorna indietro tipo boomerang.
Sai che è finito all'ospedale?
Bangeraaaaang, si salvi chi può!
Il campione dei pesi medi Mike Fabio Tyson
conquista per la prima volta nella sua vita
la medaglia di merda olimpica.
Ansietta pre-parto di merdone.
Ma alla fine mi ritrovo una pallina da ping pong.
Sbatto da una parte all'altra di un immaginario tavolo di gioco.
Che poi, più che ping-pong, qua a me sembra Risiko.
E a quanto pare la mia strategia non è stata sicuramente delle migliori.
Non è stata sicuramente al tuo livello.
Cap. 3 - Il Limbo.
Avete presente che significa starsene nel Limbo?
Stai tra l'inferno e il paradiso nell'attesa.
E, signori, fidatevi, per esperienza personalissima,
l'attesa, soprattutto per ansiogeni e ansiati,
non è d'aiuto.
E questa non è una reclàme e non curerà
la vostra ridenzione idrica.
Io non sono Alessia Marcuzzi.
Non ho frigoriferi pieni di Danacol,
più che altro un sacco di boccette al rosmarino
(o credo sia quello)
sparse qua e la.
Cap. 4 - Il 2 maggio dovrebbe esser festa dei lavoratori postali.
Che bello dormire poco e svegliarsi presto.
Quando mi accade mi sento soddisfatto.
Ci sono i muratori in casa, a volte servono quelli
per realizzare piccoli sogni, e solide realtà.
Mi son svegliato sul divano dello studio,
ho dormito vestito, ho i capelli sporchi,
e io odio non lavarmi i capelli.
Insomma la giornata prometteva pro e contro.
Maledette raccomandate, dovrebbero farle ritirare
solo ai riceventi, mica a chissachì, pur essendo tuo padre.
Che io le gambe già me le sentivo poco,
e così me le han proprio spezzate.
Non rispondere alle domande è da codardi?
Bene sono un codardo e scappo allora.
Continuo a pizzicarmi per capire se sto ancora dormendo.
Cazzo, son fin troppo sveglio.
E giù di chiamate.
E giù di consigli.
E anche se vorrei, le uniche cose che non scendono,
son le lacrime.
Cap. 5 - La peggior domanda che ti possano fare è come tu stia.
La cosa peggior da fare è dare spiegazioni.
E' nuovamente giovedì, ma non sorridi a tuo padre,
cerchi da star il minimo indispensabile a casa,
sei sfuggente.
Le tue domande han ricevuto fin troppe risposte,
hai ricevuto fin troppi consigli che non sai quali ascoltare.
L'unica distrazione che hai avuto è stampar cinque magliette,
e innamorarti di un disegno di una ragazza giapponese.
Quel che è peggio è quando arriva la notte.
Sei zombi e non hai voglia di salutar le persone,
ne tantomeno parlarci.
Ci sei di nuovo Tu.
E c'è lei.
Poco importa, evitare le persone non è poi così difficile.
Diventa difficile quando non si ha via di scampo,
si è chiusi in un angolo buio, e ci si è frequentati
con gente dotata di sfacciataggine sovrannaturale.
Ciao e due baci sono anche troppo da concedere
a qualcuno che ti sta facendo sprofondar nel wc
e senza neanche pulirsi il culo, e senza neanche guardar
galleggiare il suo prodotto anale lasciatosi alle spalle,
sta tranquillamente tirando giù la catenina del cesso.
La musica è troppo alta, non abbastanza però
da non riuscire a sentire i tuoi pensieri.
Con un Long Island non si va da nessuna parte.
Poi però arriva Lei. Con la L maiuscola.
Sono appena le tre di notte, è ancora troppo presto
per tornare a casa, non hai la macchina e stai impazzendo.
Come stai? Come sto? Battito del cuore accelerato,
pallidume, insofferenza, nausea.
Sarà solo colpa dell'ansia?
Cap. 6 - E' sempre troppo tardi per parcheggiare.
Il messaggio che mi arriva alle tre e zerocinque è
una proposta a cui mai e poi mai avrei potuto rifiutare.
Per quel che riguarda l'invito che ne consegue
dopo una ventina di minuti di cercar soluzioni e vie d'uscita,
anche qui, come fare a dir di no? Che mi farei portar in capo al mondo.
Io non ho ci ho mai messo circa tre ore a fumare una sigaretta,
a voi è mai capitato?
Siam subito vicini, siam subito sulla stessa lunghezza d'onda.
Mi chiedo come sia possibile esser così capiti al volo da una persona.
I discorsi che facciamo sono la più bella scopata che abbia mai fatto
nella mia vita. Parlar con te è come far l'amore.
Che poi scopare è anche rabbia e passione, e di certo noi
non ci limitiamo nelle nostre blaterate, non evitiamo colpi bassi.
Tocchiam con la lingua tutte le corde di questa chitarra scordata,
e seppur sappiam benissimo che la nota giusta per accordarla sia un La,
noi ci proviam con tutte le altre.
Son le sei e mezza, di venerdì mattina.
Non abbiam avuto neanche una limonata d'addio.
Buongiorno. Buongiorno un cazzo.
Cap 7 - Uno schermo troppo grande da guardar da solo.
Avete presente quando una roba è troppo grande e non può
ne entrare ne uscire da una porta?
Ecco. Questo non è il Limbo, sia chiaro.
Dieci minuti buoni di stato Zen, le mie ansie
arrivato a questo punto sono talmente grandi
e contrastanti che rimangono incastrate tra di loro
da darmi dieci minuti di tregua.
Troppi pochi per uno che non dorme da circa 24 ore.
E il passo dalla tranquillità a un buco nero è velocissimo.
Mi vien da dire buco nero perchè lo associo
alla mia scrivania nera, scrivania sulla quale ho appoggiato
la testa, per circa un'oretta, e dalla quale non ho avuto la forza
di alzarla per varie rigidità di muscoli.
Faccio su e giù tra il pianoterra e il secondo piano circa otto volte.
Tutto quel che riesco a vedere da qui ora sono un monitor troppo grande
Marilyn Monroe, e un personaggio che fa biathlon, che, a detta di qualcuno
è colorato male, con brutti colori.
Basta. Raccimoli quel po' di coraggio che ti è rimasto
e con una sigaretta di mezzo vuoti il sacco.
Chissà come mai i vestiti delle madri riescono ad accogliere
più lacrime di un ombrello rovesciato sotto un'acquazzone.
Cap 8 - Dai, vieni sù.
Qual'è il modo migliore per dire a un padre che hai commesso
una grandissima cazzata? Ultimamente sono diventato campione
nel formulare inizi di discorsi seri.
Eppure passo la gran parte della mia giornata di venerdì a
trovar un metodo efficace per attaccar bottone.
Alla fine scelgo: "Dobbiam parlare" seguito da un "Ho fatto una cazzata".
Questa volta non c'è nessun ombrello, solo tanto fumo e scappar via
il più velocemente possibile.
Non riesco a capacitarmi del fatto che ho ancora un tetto sulla testa,
uno due pasti al giorno, dipende se mangio a casa o meno,
vestiti nuovi, vestiti puliti.
Io mi sarei cacciato di casa da solo già un sacco di volte.
Non c'è amore più sincero di quello che un genitore prova nei confronti
di suo figlio.
Cap 9 - Conclusione.
Sono le ventitrèetrentadue di sabato sera.
Non ho mai scritto un post così lungo,
e non ci ho mai messo così tanto tempo a farlo.
Stasera è sabato, il che implica foto, alcool, le sette del mattino.
Vederti e lasciarsi tutto alle spalle come se nulla fosse.
Ripartire da zero nei miei rapporti personali.
Dovrò trovarmi un lavoro qualsiasi per pagare uno stronzo qualsiasi.
Lascio dello spazio tra queste righe e le ultime.
La vera conclusione si saprà nei prossimi giorni,
e lasciar gli spettatori a metà non mi sembra giusto.
Soprattutto perchè non ho ancora trovato una frase ad effetto speciale per concludere questo post.
Che poi va bene anche un ciao.
Si ha l'escalation, e inevtabilmente,
il grafico, che poi sarei io,
ha la sua caduta a picco.
Sono le ottoezerotre a.m. di un venerdì di maggio.
Tremi, dentro, fuori, tutt'intorno.
Per usare una citazione colta,
che poi è di uso comune,
si sta, come d'autunno, sugli alberi, le foglie.
Sei andata via da circa un'ora e tre quarti.
Ma affrontiamo un problema alla volta.
Cap. 1 - Sliding doors.
Tuo padre ti chiede come mai tutta questa euforia,
stranamente sei presente a casa, sorridi, fai domande.
E' un giovedì, e sai quel che ti aspetta il giovedì.
Alcool, buona musica, alcool. Alcool.
I tuoi amici son li, quelli giusti, quelli veri.
Si perdono a pezzi nel corso della serata.
C'eri Tu, poi c'eri tu, poi c'era lei.
Un bacio come antipasto può sempre andar bene,
il resto delle portate le rifiuti, ti senti già pieno.
Pensi un po' ai cazzi tuoi.
Poi arriva il cosidetto "dulcis in fundo",
e decidi che forse ti andava anche il primo e il secondo.
Fuori fa fresco, è il caso di entrare.
Eviti le persone come il miglior Alberto Tomba
evitava le bandierine colorate sulla neve.
Eccolo il tuo traguardo, il podio di ogni locale.
Sai cosa ti aspetta.
Chiedo scusa, non sai cosa ti aspetta.
Ecco che giri gli sci, e con la fragorosa e prorompente
frenata sciistica, alzi su un nuvolone di neve.
E si sa, le nuvole portan solo temporali.
Improvvisamente ti togli la tutina da sciatore
e indossi pantaloncini, scarpette e i guantoni.
Da Alberto Tomba a Mike Tyson in meno di 0,002 millesimidisecondo.
Meglio di Schumacher.
DIN, suona la campanella, è partito il peggior match
contro te stesso della tua vita.
Nebbia.
Se solo ti fossi fermato a quel maledetto antipasto.
Se solo non fossi stato ingordo come sempre.
Sei solo.
Cap. 2 - Bisognerebbe risparmiar soldi al posto di andar a mangiare pizze.
La domenica è il giorno di riposo,
bisogna stare a casa a far nulla, chi è più
fortunato di me, sta a casa a guardar
serie tv e film e fare l'amore e e e.
Io la fortuna dell'amore non la ho
e quindi vado a cena fuori.
C'è il fratello.
Gli argomenti vengon presi con le pinze,
ma forse sono solo io a rendermene conto.
Poi lancio una battuta a caso,
che mi ritorna indietro tipo boomerang.
Sai che è finito all'ospedale?
Bangeraaaaang, si salvi chi può!
Il campione dei pesi medi Mike Fabio Tyson
conquista per la prima volta nella sua vita
la medaglia di merda olimpica.
Ansietta pre-parto di merdone.
Ma alla fine mi ritrovo una pallina da ping pong.
Sbatto da una parte all'altra di un immaginario tavolo di gioco.
Che poi, più che ping-pong, qua a me sembra Risiko.
E a quanto pare la mia strategia non è stata sicuramente delle migliori.
Non è stata sicuramente al tuo livello.
Cap. 3 - Il Limbo.
Avete presente che significa starsene nel Limbo?
Stai tra l'inferno e il paradiso nell'attesa.
E, signori, fidatevi, per esperienza personalissima,
l'attesa, soprattutto per ansiogeni e ansiati,
non è d'aiuto.
E questa non è una reclàme e non curerà
la vostra ridenzione idrica.
Io non sono Alessia Marcuzzi.
Non ho frigoriferi pieni di Danacol,
più che altro un sacco di boccette al rosmarino
(o credo sia quello)
sparse qua e la.
Cap. 4 - Il 2 maggio dovrebbe esser festa dei lavoratori postali.
Che bello dormire poco e svegliarsi presto.
Quando mi accade mi sento soddisfatto.
Ci sono i muratori in casa, a volte servono quelli
per realizzare piccoli sogni, e solide realtà.
Mi son svegliato sul divano dello studio,
ho dormito vestito, ho i capelli sporchi,
e io odio non lavarmi i capelli.
Insomma la giornata prometteva pro e contro.
Maledette raccomandate, dovrebbero farle ritirare
solo ai riceventi, mica a chissachì, pur essendo tuo padre.
Che io le gambe già me le sentivo poco,
e così me le han proprio spezzate.
Non rispondere alle domande è da codardi?
Bene sono un codardo e scappo allora.
Continuo a pizzicarmi per capire se sto ancora dormendo.
Cazzo, son fin troppo sveglio.
E giù di chiamate.
E giù di consigli.
E anche se vorrei, le uniche cose che non scendono,
son le lacrime.
Cap. 5 - La peggior domanda che ti possano fare è come tu stia.
La cosa peggior da fare è dare spiegazioni.
E' nuovamente giovedì, ma non sorridi a tuo padre,
cerchi da star il minimo indispensabile a casa,
sei sfuggente.
Le tue domande han ricevuto fin troppe risposte,
hai ricevuto fin troppi consigli che non sai quali ascoltare.
L'unica distrazione che hai avuto è stampar cinque magliette,
e innamorarti di un disegno di una ragazza giapponese.
Quel che è peggio è quando arriva la notte.
Sei zombi e non hai voglia di salutar le persone,
ne tantomeno parlarci.
Ci sei di nuovo Tu.
E c'è lei.
Poco importa, evitare le persone non è poi così difficile.
Diventa difficile quando non si ha via di scampo,
si è chiusi in un angolo buio, e ci si è frequentati
con gente dotata di sfacciataggine sovrannaturale.
Ciao e due baci sono anche troppo da concedere
a qualcuno che ti sta facendo sprofondar nel wc
e senza neanche pulirsi il culo, e senza neanche guardar
galleggiare il suo prodotto anale lasciatosi alle spalle,
sta tranquillamente tirando giù la catenina del cesso.
La musica è troppo alta, non abbastanza però
da non riuscire a sentire i tuoi pensieri.
Con un Long Island non si va da nessuna parte.
Poi però arriva Lei. Con la L maiuscola.
Sono appena le tre di notte, è ancora troppo presto
per tornare a casa, non hai la macchina e stai impazzendo.
Come stai? Come sto? Battito del cuore accelerato,
pallidume, insofferenza, nausea.
Sarà solo colpa dell'ansia?
Cap. 6 - E' sempre troppo tardi per parcheggiare.
Il messaggio che mi arriva alle tre e zerocinque è
una proposta a cui mai e poi mai avrei potuto rifiutare.
Per quel che riguarda l'invito che ne consegue
dopo una ventina di minuti di cercar soluzioni e vie d'uscita,
anche qui, come fare a dir di no? Che mi farei portar in capo al mondo.
Io non ho ci ho mai messo circa tre ore a fumare una sigaretta,
a voi è mai capitato?
Siam subito vicini, siam subito sulla stessa lunghezza d'onda.
Mi chiedo come sia possibile esser così capiti al volo da una persona.
I discorsi che facciamo sono la più bella scopata che abbia mai fatto
nella mia vita. Parlar con te è come far l'amore.
Che poi scopare è anche rabbia e passione, e di certo noi
non ci limitiamo nelle nostre blaterate, non evitiamo colpi bassi.
Tocchiam con la lingua tutte le corde di questa chitarra scordata,
e seppur sappiam benissimo che la nota giusta per accordarla sia un La,
noi ci proviam con tutte le altre.
Son le sei e mezza, di venerdì mattina.
Non abbiam avuto neanche una limonata d'addio.
Buongiorno. Buongiorno un cazzo.
Cap 7 - Uno schermo troppo grande da guardar da solo.
Avete presente quando una roba è troppo grande e non può
ne entrare ne uscire da una porta?
Ecco. Questo non è il Limbo, sia chiaro.
Dieci minuti buoni di stato Zen, le mie ansie
arrivato a questo punto sono talmente grandi
e contrastanti che rimangono incastrate tra di loro
da darmi dieci minuti di tregua.
Troppi pochi per uno che non dorme da circa 24 ore.
E il passo dalla tranquillità a un buco nero è velocissimo.
Mi vien da dire buco nero perchè lo associo
alla mia scrivania nera, scrivania sulla quale ho appoggiato
la testa, per circa un'oretta, e dalla quale non ho avuto la forza
di alzarla per varie rigidità di muscoli.
Faccio su e giù tra il pianoterra e il secondo piano circa otto volte.
Tutto quel che riesco a vedere da qui ora sono un monitor troppo grande
Marilyn Monroe, e un personaggio che fa biathlon, che, a detta di qualcuno
è colorato male, con brutti colori.
Basta. Raccimoli quel po' di coraggio che ti è rimasto
e con una sigaretta di mezzo vuoti il sacco.
Chissà come mai i vestiti delle madri riescono ad accogliere
più lacrime di un ombrello rovesciato sotto un'acquazzone.
Cap 8 - Dai, vieni sù.
Qual'è il modo migliore per dire a un padre che hai commesso
una grandissima cazzata? Ultimamente sono diventato campione
nel formulare inizi di discorsi seri.
Eppure passo la gran parte della mia giornata di venerdì a
trovar un metodo efficace per attaccar bottone.
Alla fine scelgo: "Dobbiam parlare" seguito da un "Ho fatto una cazzata".
Questa volta non c'è nessun ombrello, solo tanto fumo e scappar via
il più velocemente possibile.
Non riesco a capacitarmi del fatto che ho ancora un tetto sulla testa,
uno due pasti al giorno, dipende se mangio a casa o meno,
vestiti nuovi, vestiti puliti.
Io mi sarei cacciato di casa da solo già un sacco di volte.
Non c'è amore più sincero di quello che un genitore prova nei confronti
di suo figlio.
Cap 9 - Conclusione.
Sono le ventitrèetrentadue di sabato sera.
Non ho mai scritto un post così lungo,
e non ci ho mai messo così tanto tempo a farlo.
Stasera è sabato, il che implica foto, alcool, le sette del mattino.
Vederti e lasciarsi tutto alle spalle come se nulla fosse.
Ripartire da zero nei miei rapporti personali.
Dovrò trovarmi un lavoro qualsiasi per pagare uno stronzo qualsiasi.
Lascio dello spazio tra queste righe e le ultime.
La vera conclusione si saprà nei prossimi giorni,
e lasciar gli spettatori a metà non mi sembra giusto.
Soprattutto perchè non ho ancora trovato una frase ad effetto speciale per concludere questo post.
Che poi va bene anche un ciao.
domenica 29 aprile 2012
Tipo che.
Tipo che mi vien da chiedermi quante volte
abbia saputo dire la parola fine e la parola inizio.
Tipo che mi rendo conto che son sempre
stato molto bravo a usarle tutte e due in maniera
costante e ravvicinata, e poi chiudi e poi apri.
Tipo che mi rendo conto che certe cose non
si possono fermare, e invece bisogna essere in grado
di farlo, di farlo, di farlo.
Tipo che i film son sempre troppe lunghi
e le distrazioni son sempre troppe e basta.
Tipo che i limoni da sbronzo mi piacciono,
ma mi piacciono ancor di più i sorrisi
mentre ci si bacia da sobri.
Tipo che alla fine io me ne frego, noi ce ne freghiamo,
voi ve ne fregate.
Tipo che, tipo che, tipo te.
abbia saputo dire la parola fine e la parola inizio.
Tipo che mi rendo conto che son sempre
stato molto bravo a usarle tutte e due in maniera
costante e ravvicinata, e poi chiudi e poi apri.
Tipo che mi rendo conto che certe cose non
si possono fermare, e invece bisogna essere in grado
di farlo, di farlo, di farlo.
Tipo che i film son sempre troppe lunghi
e le distrazioni son sempre troppe e basta.
Tipo che i limoni da sbronzo mi piacciono,
ma mi piacciono ancor di più i sorrisi
mentre ci si bacia da sobri.
Tipo che alla fine io me ne frego, noi ce ne freghiamo,
voi ve ne fregate.
Tipo che, tipo che, tipo te.
venerdì 20 aprile 2012
No sense.

E capita pure che ti trovi a dover a che fare
con persone che san recitare meglio di te,
e improvvisamente e a caso,
te ne stai col cuore in gola, i pugni chiusi e la testa che gira.
Siam stati due attori bravissimi
Siam stati due attori bravissimi
a interpretare il ruolo dell'interessamento al niente,
e il niente è quel che rimane.
martedì 27 marzo 2012
Accadono cose.

Nella vita accadono cose.
Alcune di queste non puoi fermarle.
Come me e te su quel divano,
e tutta quella musica nel cuore.
martedì 20 marzo 2012
Metti caso un fiore.

Metti caso che quando sei sbronzo raccogli un fiore,
sai che bello?
Con quei petali blu piantati in mezzo al viso,
Con quei petali blu piantati in mezzo al viso,
con quel sodume a metà del suo gambo.
M'ama non m'ama?
Lei è una margherita.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)